Imparare a leggere attraverso le fonti: “Questo chi lo dice? E perchè?”

Imparare a leggere attraverso le fonti: “Questo chi lo dice? E perchè?”

C’è un caldo estenuante a Milano.
Il sole picchia sull’asfalto, da poco ho ricevuto una mail che avvisa il condominio delle nuove regole a livello comunale e regionale sull’uso dell’acqua: è vietato sprecarne.
Il Po è in secca, il fiume Brenta (in Veneto) non esiste quasi più, i laghi hanno raggiungo un livello così basso che iniziano ad emergere i tubi delle condutture un tempo sommerse.

Alla Tv raccontano del dramma che ha spezzato le vite di alcuni escursionisti sulla Marmolada.
I black-out elettrici, legati all’eccessivo assorbimento dovuto ai climatizzatori che spingono forte tutto il giorno, sono all’ordine del giorno. Sembra uno scenario apocalittico, quello di questa estate 2022.

Le notizie sul web

Mentre sorseggio il caffè, alla penombra di una mattina che anticipa l’arrivo di un caldo infernale nel pomeriggio, affronto la lettura di qualche articolo sul web. Si parla, inevitabilmente, di cambiamento climatico.
Tema caldo (per restare in tema), neppure troppo recente – se ne parla, ricordo, da quando frequentavo le scuole elementari – e ne son passati di anni!

Mi imbatto in un articolo di Nature che presenta ai lettori uno scenario in evoluzione abbastanza preoccupante. L’anticiclone delle Azzorre sta mutando e con esso il clima in Europa. Alcune delle cause principali pare possano essere imputate alle attività antropiche sulla Terra. Ne trovo una versione sintetica, tradotta, su un famoso blog italiano. Scorro i commenti. E’ follia!

There is no Planet B

Questo chi lo dice? E perchè?

Impallidisco.
Sudo freddo (nonostante il caldo). Qualcosa non torna, c’è qualcosa che davvero non funziona come dovrebbe.
E’ un articolo pubblicato su Nature, sottoposto a revisione da più scienziati. Eppure, nei commenti ad un blog generalista, iniziano ad apparire strane “prove” che lo confutano.

Screenshot presi da siti web dalla dubbia credibilità, interviste e teorie non supportate da fonti, dati, studi. Si accende la polemica.
Ad un certo punto, però, mi domando: Ma di cosa stiamo parlando? In questo caos stiamo facendo il gioco dei no-climate change, dei troll digitali, dei negazionisti? Stiamo davvero mettendo sullo stesso piano un articolo pubblicato su Nature e l’intervista presa da “La Verità”?

Che le persone non siano più in grado di capire che le dichiarazioni, per avere una valenza, devono essere supportate da studi, fonti, dati? Ed ecco che mi torna in mente una lettura utile – anzi, necessaria: Questo chi lo dice? E perchè?

Non è “semplice” informarsi

Penso che, nella nostra società, non sia semplice informarsi. Non certo perché è difficile accedere al sapere ed alla conoscenza, ma le persone hanno disimparato a filtrare le notizie e le informazioni a cui sono esposte (ne abbiamo già parlato, per i curiosi l’articolo dedicato a Qanon).

L’informazione la si può acquisire facilmente e in un tempo assai ridotto, la conoscenza è un processo che richiede tempo, fatica e soprattutto la messa in discussione e la riorganizzazione di quanto si sapeva prima.

Viene da riflettere.
Sappiamo già distinguere, lessicalmente, tra informazione e conoscenza?
Sappiamo già filtrare, dare un valore, alle fonti da cui attingiamo informazioni?
Sappiamo essere critici?

Probabilmente si è perso un po’ di sapere, nel tempo. Non tutti siamo in grado, purtroppo, di scrivere e leggere un testo scientifico (che sia esso legato a materie scientifiche o umanistiche, poco cambia). All’Università, ad esempio, ma anche nei licei, si imparava a scrivere un saggio, a realizzare un lavoro di tesi che avesse dalla sua la validità scientifica della ricerca. Qualcosa però è andato storto.

Nicoletta Bourbaki: un collettivo

Intanto, chi è quest’autrice, Nicoletta Bourbaki, che ci pone la domanda: Questo chi lo dice? E perchè?

Lo pseudonimo N.B. rappresenta un collettivo di ricerca che da anni, ormai, si adopera per scovare e mettere sotto i riflettori le ricostruzioni storiche (in Italia) volte alla diffamazione e alla messa in discussione dei movimenti antifascisti, anticoloniali, anti razzismo e contro lo sfruttamento. E’ un progetto ambizioso e allo stesso tempo complesso.
Questo libro, scaricabile e leggibile gratuitamente (potete recuperarlo da questo link: libro in PDF), affronta un tema importante: imparare a leggere, scremare le notizie, riflettere e dialogare in modo scientifico. Ed il banco di prova, per esercitarsi, è proprio la storia.
Metodo, questo, applicabile indubbiamente anche ad altre materie.

Un metodo per accedere alla conoscenza

Il volume di cui stiamo narrando è una piccola guida, un eserciziario, che aiuta a leggere criticamente.
C’è un metodo, dunque, per accedere alla conoscenza?

(…) ogni ricerca, ogni indagine parte già indirizzata dal punto di vista di chi la attua e dal contesto in cui si svolge.
Nessuna ricerca e nessuna narrazione, sia storica o scientifica, infatti, può essere «imparziale».

E se parliamo di fonti, per avvalorare un pensiero, dobbiamo anche ricordarci che ne esistono di diversa natura e tutte, sempre, vanno studiate.

Interrogare i documenti, però, non è sufficiente: occorre anche metterli a confronto tra loro e contestualizzarli, cioè chiedersi quando, da chi e perché (con che scopo) sono stati prodotti.

Libri, articoli e siti sono attendibili quando presentano le fonti su cui sono basati, in modo da consentire a tutti di sapere dove l’autore ha trovato determinate informazioni ed eventualmente come verificare quanto egli ha scritto. La storia è una palestra di democrazia reale (…)

Il libro Questo chi lo dice? E perchè? affronta anche il tema Wikipedia.

L’enciclopedia libera… davvero?

Questo libro è interessantissimo perchè, oltre a rammendare come si analizza un testo e come si studiano le fonti per dare attendibilità ad un fatto, credibilità e valenza di testo scientifico, affronta il quotidiano. Le fake news, le ricerche lampo su Wikipedia.

Ci possiamo davvero affidare al sapere libero, senza interrogarci mai su quanto quelle informazioni siano veritiere?
Beh, è sempre meglio dubitare, anzi… ricercare ed approfondire.

Il nome di un autore famoso (spesso un giornalista) o un grande successo di pubblico non garantiscono la serietà storiografica di un’opera.
Occorre invece domandarsi se vi siano delle fonti e quali siano (…)

Attenti, dunque, anche alle immagini. Siamo bombardati da immagini, e spesso vien fuori che raccontano storie diverse (nelle didascalie a corredo) da quelle che realmente ritraggono. Le fotografie sono fonti, ma fonti che possono essere “manipolate” se non si verifica quanto riportato.

Consapevolezza

Viviamo nel mondo connesso, l’accesso alle informazioni non è mai stato così semplice, rapido, completo.
Allo stesso tempo è necessario sviluppare la consapevolezza di incontrare informazioni false, volontariamente distorte. Tocca a noi scremare, ragionare, ripulire dai falsi i materiali che consultiamo. E’ faticoso, indubbiamente, ma è utile.

Un like, si sa, tira l’altro e a furia di essere diffusa qualsiasi notizia può diventare virale, e quindi verosimile, e perciò “vera”.

Prima di lasciarvi, mi auguro, alla lettura del volume intero (è gratis e sempre disponibile) voglio chiudere questo piccolo post con un’ultima citazione.
La trovo utile, interessante, ma soprattutto educativa.

Di fronte a qualunque notizia occorre porsi alcune semplici domande, a partire da: chi mi sta dando questa informazione?
Bisogna domandarsi su quale sito sto leggendo, da chi è gestito, chi ci scrive e soprattutto qual sia il suo scopo. Occorre osservare se vi sia una presenza debordante e invasiva di pubblicità (aspetto che potrebbe indicare che siamo in presenza di un’informazione di bassa o nulla qualità), ma anche cercare brevemente di ricostruire quale possa essere l’affidabilità del sito e delle persone che vi scrivono. Occorre domandarsi se sono citate delle fonti a sostegno di quanto si afferma e quali siano. Se non è indicata una fonte, non è da considerarsi automaticamente affidabile neppure quanto scritto su un noto quotidiano.

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