Una passeggiata a Crespi d’Adda

Una passeggiata a Crespi d’Adda

Tra Bergamo e Milano, lungo le rive del fiume Adda, un borgo suggestivo racconta una storia italiana, e le storie di tante vite. Crespi d’Adda, frazione di Capriate San Gervasio (BG) è un luogo da visitare, assolutamente

“Nessuna impresa è stata mai compiuta da un uomo ragionevole”

Una passeggiata nel borgo di Crespi d’Adda

La domenica, di buon mattino, con l’aria frizzante che ricorda la primavera, e col sole che scalda, tiepidamente, le strade è facile che sorga il desiderio di una gita fuori porta.

Tra i due capoluoghi lombardi, Milano e Bergamo, sorge un borgo che racconta le storie di tante vite e parte della storia industriale italiana. E’ Crespi d’Adda.

Giungere a Crespi d’Adda è davvero semplice, basta percorrere l’autostrada A4 (da Milano, in direzione di Bergamo. Da Bergamo in direzione di Milano) ed imboccare l’uscita Capriate San Gervasio. Dall’uscita autostradale ci vorranno pochi minuti per arrivare a destinazione.

Lungo il viale che conduce a Crespi d’Adda sorgono varie villette. Siccome il borgo è anche un zona a traffico limitato, parcheggiare pure lungo la strada, dove vi viene comodo (e gratuito!).

La passeggiata ha inizio.

La fabbrica di Crespi d'Adda

Crespi d’Adda

Crespi d’Adda è un villaggio operaio, patrimonio dell’UNESCO, visitabile liberamente, anche se alcuni luoghi (poichè privati) non sono accessibili liberamente.

Appena si fa ingresso nel borgo, la prima cosa che si nota e che attira lo sguardo è la chiesa.

Chiesa parrocchiale

La chiesetta del borgo è un esempio di architettura contemporanea, una copia pressochè esatta di quella di Busto Arsizio (il santuario di Santa Maria, posto in piazza). La costruzione fu voluta da Cristoforo Benigno Crespi (immagino che questo cognome vi richiami qualcosa alla mente… Antonino Cannavacciuolo?) per omaggiare il comune da cui prese il via la sua attività imprenditoriale. L’edificio non è sempre aperto, ma è a pochi passi dal suo ingresso che la visita può prender davvero il via.

Scuole/Asilo S.T.I aka Visitor Center

L’edificio, bianco e semplice, sorse per essere la scuola del villaggio. La storia ci dice che, a Crespi d’Adda, fu obbligatorio frequentare le scuole almeno fino alla quinta elementre, mentre nell’Italia intera era in vigore l’obbligo fino alla classe terza.

Questo edificio è tappa obbligatoria per il visitatore in quanto, qui, si possono reperire le informazioni necessarie a scoprire la cittadina, la biglietteria per le visite guidate, la libreria e varie salette multimediali.

Nell’edificio sono custoditi, oggi, anche antichi macchinari industriali.

“Il socialismo perderà perchè il capitalismo convincerà i servi di essere padroni”

La fabbrica: il Cotonificio Benigno Crespi

Procedendo la passeggiata lungo la strada asfaltata principale, dopo aver superato un po’ di villette carine (elemento vivo e storico del borgo di Crespi d’Adda), sulla sinistra si incontra la fabbrica. Il Cotonificio Benigno Crespi era, un tempo, l’anima vorace di Crespi d’Adda. Qui la vita prendeva il suo ritmo.

Quello che dalla strada (senza visita guidata non è visitabile), subito fuori dai cancelli, si possono ammirare due edifici gemelli che si fronteggiano, nel mezzo dei quali sorge la ciminiera.

La fabbrica, ancora oggi, è in piedi ed è molto, molto grande. Purtroppo non è operativa, ma resta a raccontare l’anima industriale e più vera di questa cittadina.

Mausoleo

Superati i cancelli della fabbrica, seguendo con lo sguardo prima, con i passi poi, le mura della fabbrica (sulla destra) e le villette (sulla sinistra) si raggiunge il camposanto di Crespi d’Adda.

Separato dalla cittadina operaia, il cimitero si apre dopo un minuto boschetto di querce, tra i cui rami spezzati e le foglie cadute razzolano serenamente delle galline e qualche gallo.

Il camposanto custodisce le anime dei cittadini di Crespi d’Adda. Progettato ed eretto secondo la tipica matrice anglosassone, è luogo non solo di preghiera per i morti, ma anche di passeggio come fosse un giardino.

Tante, piccole lapidi segnano il trapasso degli operai, mentre sullo sfondo si staglia un grande mausoleo, quasi come fosse una piramide cambogiana, o meglio una piramide ziqqurat. Esso, tomba eretta per la famiglia dell’imprenditore, vigila sul suo popolo. L’opera artistica di questo luogo di preghiera fu curata, su richiesta della famiglia Crespi, da Gaetano Moretti (autore anche del Cimitero Monumentale di Chiavari).

“Il potere disciplinare, per essere veramente efficace, deve perpetuarsi in maniera automatica ed invisibile.

Deve costringerci a vivere come fossimo liberi”

Famiglia Crespi
Fotografia della famiglia Crespi nella villa sul Lago d'Orta

Le ville dei dirigenti

Lasciandosi alle spalle il camposanto, e volgendo nuovamente lo sguardo a Crespi d’Adda si prosegue la visita.

Sulla destra, immediatamente dopo il boschetto di querce, si incontrano le bellissime e maestose ville dei dirigenti. Le ville, grandi e dall’architettura davvero seducente, sono in numero di nove. Intorno ad essere, oggi abitate, furono concessi giardini – che ancora oggi sono piuttosto intriganti – per rendere più rilassante e bella la vita nella cittadina. Le ville restituiscono, ai visitatori, un assaggio di magia liberty… sono abitazioni che seducono, fin dal primo sguardo.

Le case operaie

Superate le ville si giunge, passeggiando per le poche stradine geometriche, alle case operaie. Sono di due tipologie.

Ci sono le case degli impiegati amministrativi e quelle degli operai.

Le case operaie e quelle degli impiegati sono cinquantacinque, in totale. Ogni abitazione era attribuita a due famiglie. Hanno tutte, ancora oggi, una pianta unica.

Strutturate su due piani, dai soffitti alti, con ampie finestre erano state progettate per dare alle famiglie che le abitavano il giusto rapporto tra spazi e illuminanti, nonchè per avere sempre un corretto ricircolo d’aria.

Anche queste abitazioni, oggi – forse più di ieri – sono circondate da giardini con fiori ed erbetta. Un tempo era presente sempre anche un orto nell’area posteriore.

Restano ancora poche tappe, per completare la scoperta della cittadina di Crespi d’Adda.

Panorama su Crespi d’Adda

Il punto panoramico, detto altrimenti Fosso Bergamasco, consente di perdersi con lo sguardo su tutta la cittadina di Crespi d’Adda. Per raggiugnere il punto panoramico bisogna puntare alla casa che venne attribuita un tempo al medico del paese ed a quella data al cappellano (che, c’è forse da sorprendersi!, veniva stipendiato dall’imprenditore e padrone della città, Crespi).

La villa Crespi

E si, già l’avrete sentita nominare. Villa Crespi.

Fermatevi, però, un attimo. Villa Crespi, quella che tutti conoscete, è un ristorante ed hotel oggi. Situata sul Lago d’Orta ospita i piatti di Antonino Cannavacciuolo, mentre quella di Crespi d’Adda, oggi proprietà privata e non accessibile, è ben altro edificio.

La villa, che fu residenza del signore imprenditore di Crespi d’Adda, è un castello. A circondarlo, maestoso e ricamato, c’è un enorme giardino. Purtroppo, a guardarlo da fuori le mura non sembra essere tenuto nel migliore dei modi, ma la sua bellezza intriga, davvero.

La villa ospitò prima la famiglia Crespi, poi dopo il 1929 fu casa del Fascio e poi edificio delle scuole del comune di Capriate San Gervasio.

Case dei dirigenti a Crespi d'Adda
Alcune delle case dei dirigenti a Crespi d'Adda. (Fotografia scattata con OnePlus 3T e GCam. Post produzione Lightroom Mobile)

La storia di Crespi d’Adda

Il borgo di Crespi d’Adda è parte integrante della storia industriale e sociale d’Italia. Un borgo, oggi ancora abitato, dove l’uomo, l’imprenditore, il capitalista ha potuto sperimentare un nuovo concetto di società.
Idee nate nel mondo anglosassone, declinate poi nel resto d’Europa, che a Crespi d’Adda, come a Sesto San Giovanni nel villaggio Falk (delle acciaierie), a Milano nei pressi della Bicocca ad opera della famiglia Pirelli, presero vita dando il via ad un modello di città dove il proprietario d’azienda era guida per il corpo e l’anima dei suoi operai.

A Crespi d’Adda qualsiasi cosa ruotava intorno all’azienda.
La vita, in stabilimento, dipendeva dal padrone. Investimenti, sempre più cospicui, portarono il cotonificio a crescere anno dopo anno. Sorse quindi l’esigenza di creare un villaggio nei pressi dell’azienda per garantire alla manovalanza una dimora. Crespi diede il via alla costruzione del villaggio. Le case, tutte uguali, villette bifamiliari, avevano giardino ed orto, un rapporto a quel tempo ottimale tra spazi e illuminanti, per garantire ambienti salubri agli operai e alle loro famiglie. Anche le regole di vita erano dettate dall’uomo imprenditore.

Fu obbligatorio fare il bagno almeno una volta a settimana (il giovedì), praticare sport, andare a scuola. La famiglia dell’uomo era parte della famiglia aziendale.
Ma la vita superava le routine quotidiane. Il medico si prendeva cura del corpo, il parroco – pagato e stipendiato dall’imprenditore – si occupava delle anime (riportando sovente le confessioni al suo datore di lavoro, che non fu più la Curia di Bergamo).

L’azienda superava la vita dell’uomo, raggiungendolo anche nella morte. Il cimitero, anch’esso all’inglese, a mò di giardino, ospitava le anime di tutti i trapassati. Tombe piccole, tutte uguali. Ed a dominare la scena, un mausoleo. Il mausoleo, imponente, dominante la scena, della famiglia Crespi. Ad accompagnare i suoi lavoratori anche nell’aldilà, dominando la scena, dominando le anime.

“Crespi d’Adda nasce e si sviluppa con un preciso intento da parte della proprietà aziendale di sovrintendere a tutti gli aspetti della vita sociale al fine di creare un luogo ideale dove gli operai e le loro famiglie potessero vivere nella convinzione di essere dei privilegiati, con servizi sociali ed assistenziali di gran lunga superiori alla media dell’epoca.”

Galline a Crespi d'Adda
Le galline nel bosco di querce, a Crespi d'Adda, subito prima di raggiungere il Camposanto. (Fotografia scattata con OnePlus 3T e GCam. Post produzione Lightroom Mobile.)

Fonti

Giorgio Ravasio – Crespi d’Adda (Storia di una impresa)
(Compra il libro su Amazon)

Mappa informativa di Crespi d’Adda

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