L’arte di correre. Ho capito di amare la bicicletta grazie a Murakami

L’arte di correre. Ho capito di amare la bicicletta grazie a Murakami

L’arte di correre, di Murakami, è un inno alla perseveranza.
Un libro, questo, che racconta il rapporto personale dell’autore giapponese con la corsa. E’ allo stesso tempo un viaggio su diverse strade del mondo, che ci guida tra le pagine della vita dello scrittore. C’è il suo rapporto con i pensieri, ma anche quello con i propri muscoli.

(…) Mi sentivo scoppiare il cuore in petto e mancare le gambe. Era inevitabile, essendo rimasto per tanto tempo senza fare del moto degno di questo nome. Quando correvo mi vergognavo di farmi vedere dai vicini (…)

L’arte di correre: capire se stessi

Murakami ci racconta la sua personalissima esperienza di corridore, o meglio di scrittore-corridore.
Nelle pagine di L’arte di correre si scopre la vita dell’autore, del suo rapporto con la scrittura e con la corsa. Di come l’una sia intrecciata con l’altra. Di come correre aiuta a dare disciplina ai pensieri, come perseverare nello sforzo aiuti a concentrarsi, come rinunciare al comodo consenta di avere una mente più sana.

Perseveranza, credo sia questa la parola chiave del libro.

Correre e le sensazioni discordanti

Correre non piace a tutti. Non nasciamo, probabilmente, con l’amore per lo sforzo fisico. La pigrizia, lo star comodi sono più facili.
Correre è però una scoperta che si schiude come un bocciolo a primavera.
Io odio correre, lo dico sempre! Eppure corro, o comunque cerco di farlo con una discreta costanza.

Corro, nonostante la testa mi dica sovente di non farlo. Corro perché il mio corpo mi dice grazie subito dopo. Mi sento bene, dopo aver percorso quei chilometri di asfalto all’ombra di fronde verdi.
E corro perchè mi aiuta a dare disciplina ai miei pensieri, alla mia routine quotidiana. Corro anche perchè la vita sedentaria – che facciamo quasi tutti ormai – mi costringe a dovermi muovere per non ingrassare, per non sentirmi fiacco, per mettere in ordine le idee.

(…) Il traguardo.
Finalmente lo raggiungo. Non provo alcuna soddisfazione. L’unica cosa che occupa la mia mente è un senso di sollievo, il pensiero che è finita, che posso smettere di correre.

Sollievo

Ho scelto una citazione che potrebbe confondere. Il senso di sollievo di Murakami è il sapere di poter smettere di correre. Beh, il contesto in cui lo scrive è quasi ovvio: Atene – Maratona, oltre 37°C.

Ma anche nelle mie corse infinitamente più brevi è questo, il senso di sollievo di non dover più correre a regalarmi felicità. E non solo questo.
La sensazione di aver gestito la mia mente, di aver saputo domare la voglia di non continuare, l’aver temprato l’animo (nel piccolo!), di sentire il sudore portarsi via la negatività e di aver raggiunto l’obiettivo prefissato. E’ completamento.

L'Arte di Correre

Cambiamento

La corsa crea anche cambiamento.

Quando si fa esercizio fisico regolarmente, ogni giorno, si raggiunge il proprio peso ottimale in modo spontaneo. (…) Così anche la mia tendenza a ingrassare a poco a poco è sparita, come era giusto che fosse.

Correre, ma avere la costanza di dedicarsi a se stessi, aiuta il cambiamento.

(…) Chi invece, pur non facendo sport, non ingrassa, non sente il bisogno di muoversi (…). E quali sono le persone che si sottopongono spontaneamente ad una fatica se non ne hanno bisogno?

E’ un po’ una metafora di vita, no? Stesso Murakami sottolinea il parallelismo con lo scrivere: chi ha già un talento innato (a scrivere, come a non ingrassare), non ha bisogno di star seduto ore a far si che fuoriesca dalla testa qualcosa di valido (correre per dimagrire).

Ed è così un po’ tutto, nella vita. Nella vita di tutti: ci vuole impegno per portare a casa dei risultati.
A volte basta poco, un piccolo cambiamento. Uno sforzo che si vorrebbe non fare ma che, pensandoci, sarebbe utile per ottenere un risultato desiderato.

Ho capito che amo la bicicletta

Leggo Murakami, corro.
Corro, penso. Penso, leggo Murakami.
La sensazione di sollievo che provo quando finisco di correre è incredibile, serotonina pura. Una dose di endorfine che droga levati proprio. E correre non mi piace, lo ripeto continuamente!

Poi penso, pedalare, pedalare, pedalare quanto mi fa sentire felice?
Il guardare la mutazione del paesaggio (anche con la corsa, muta, ma meno), sentire i muscoli contrarsi, il freddo sulle mani la mattina presto con la brina, la pelle graffiata dal vento, il dolore che i cosciali tentano di contenere.
E poi arrivare, con le gambe pulsanti, felici. E aver ancora voglia di pedalare.
Ecco pedalare cancella tutto l’aspetto negativo della corsa, nella mia testa. E così, grazie a Murakami, ho capito che amo la bicicletta!

Non smetterò di correre, anzi.
Conto di farlo sempre meglio, sempre più. E’ più immediato, è più “urban“, è più semplice da praticare ovunque e mi fa star bene poi, fisicamente e mentalmente.

L’arte di correre: leggilo perchè…

L’arte di correre non è un capolavoro letterario, diciamocelo chiaramente. Non è un libro che con prosa barocca o idee sbalorditive ti lascia a bocca aperta.
E’ una storia di vita, è un piccolo diario che apre a riflessioni personali. 

Ed un libro non è solo intrattenimento – almeno per me – ma soprattutto uno stimolo a pensare.
L’arte di correre è anche un piccolo simbolo: poniamoci un obiettivo, perseveriamo, raggiungiamolo. Che sia perdere peso, scrivere un libro, curare un sito web, imparare a suonare uno strumento, leggere questo libro. E’ tutto l’arte di correre.

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